Sono molti gli studi che dimostrano quanto la compagnia di un animale possa migliorare il benessere fisico e psicologico di una persona. La cosiddetta “pet therapy” è una terapia di supporto oramai universalmente riconosciuta e diffusa, che sfrutta i benefici che la vicinanza tattile e visiva di un animale può offrire.
Cani, gatti e furetti, per esempio, si prestano benissimo a questo tipo di terapia, e sono in grado di sopperire alle carenze e ai limiti – diciamo così – della compagnia umana.
Particolarmente indicato come compagno per i ragazzi è il cavallo, animale straordinariamente sensibile e intelligente, molto socievole e facilmente addestrabile. In questo caso si parla di ippoterapia o riabilitazione equestre: una pratica con origine antica, dal momento che già Ippocrate di Cos, nel V secolo a.C., consigliava lunghe cavalcate a cavallo per combattere
insonnia e ansia.
Diffusasi alla fine della prima guerra mondiale, dapprima in Inghilterra e in Scandinavia e poi in molti altri Paesi, in Italia l’ippoterapia – tecnicamente definita Terapia con il Mezzo del Cavallo (TMC) - è stata introdotta negli anni settanta, e attualmente i centri riconosciuti dove poterla praticare sono numerosi.
L’idea alla base dell’ippoterapia è di utilizzare a scopo terapeutico il rapporto tra bambino e cavallo, che fin da subito è estremamente intenso e coinvolgente. Tutti possono trarre giovamento dall’andare a cavallo, è ovvio.
Ma quando si parla di ippoterapia in senso stretto ci si riferisce a un vero e proprio metodo di riabilitazione, fondato su tecniche ben precise e che solo qualificati istruttori terapeuti possono praticare.
I soggetti più indicati alla riabilitazione equestre sono i bambini iperattivi, ansiosi, dislessici, con problemi di autostima o affetti da disabilità: a dispetto delle dimensioni del compagno di lavoro (il cavallo) l’ippoterapia li aiuta a superare le loro difficoltà e a prendere fiducia in se stessi, con risultati davvero sorprendenti, se praticata ovviamente con regolarità e continuità.
Ciò che questi bambini non riescono a esprimere nella relazione con l’altro, lo esprimono spesso più facilmente nella relazione con il cavallo.
Quando il bambino monta a cavallo, gli effetti benefici investono sia l’ambito neuro-motorio (la relazione bambino-cavallo è in grado di correggere problemi di postura) sia l’ambito neuro-psicologico, laddove il movimento regolare, ritmato, oscillatorio – e altamente prevedibile - del cavallo può offrire stimoli sensoriali positivi, che agiscono sul controllo della propria
emotività e rafforzano il sentimento di fiducia e l’autostima, con conseguenti effetti benefici sulla propensione alla socializzazione.
Più semplicemente, il bambino entrando in relazione con il cavallo, imparando a dominarlo, a rispettarlo, a prendersene cura (quindi anche a pulirlo e a mettergli il morso), acquisisce pian piano una serie di competenze utili al proprio benessere psico-fisico.
Facciamo qualche esempio: se il cavallo, che è un essere che esprime emozioni, ha paura, il bambino impara a riconoscere la situazione e ad assumere un importante ruolo rassicurante. Oppure, quando il bambino monta a cavallo, quindi su un animale più grande e forte di lui, può godere di tante sensazioni, prima fra tutte quella di protezione, ampliando la propria
autostima e la fiducia in se stesso.
Esercizi che aiutano a stimolare la fiducia in se stessi e negli altri consistono, per esempio, nella ricerca dell’equilibrio in sella al cavallo, tenendo gli occhi chiusi o aprendo le braccia, o facendo giri in senso orario e antiorario in groppa all’animale.